//Marijuana light e analisi del sangue

Marijuana light e analisi del sangue

Quando si parla di Marijuana legale e delle sue enormi potenzialità non è raro trovarsi ad affrontare mille dubbi; tra questi c’è quello che riguarda l’impatto che quest’erba può avere sulle analisi del sangue e su quelle delle urine.

Tuttavia, prima di addentrarci nel cuore del tema è essenziale ricordare che la Marijuana light è quel tipo di Cannabis legale che presenta bassi livelli di Tetraidrocannabinolo, principio attivo meglio noto come THC.

Quest’ultimo, secondo la normativa in vigore in Italia, ovvero la legge  numero 242 del mese di dicembre del 2016, deve essere presente nelle infiorescenze della Marijuana in una percentuale che va dallo 0,2% allo 0,6%.

 

Ma che cosa stabilisce questa giovane legge sulla Marijuana Legale?  

Essenzialmente ci dice che nel territorio italiano è legale sia coltivare che commercializzare Marijuana light, ma rimane un atto illecito utilizzarla a scopo ricreativo.

A tal proposito, come ben sottolinea il sito Cannabis Legale Italia, è doveroso precisare che, nonostante quest’erba presenti un contenuto di THC irrilevante, in chiunque consumi Marijuana legale è “possibile riscontrare la sua presenza nel sangue, nelle urine o mediante il test del capello”. Vero è che la permanenza della sostanza nell’organismo umano e la sua rilevazione è dovuta a diversi fattori, come il metabolismo, il sistema digestivo e quello di escrezione. A sostenerlo è ancora una volta il sito Cannabis Legale Italia nel testo dell’articolo intitolato “Cannabis legale: impatto sulle analisi del sangue e delle urine”.

 

Di fronte alla presenza di tre tipologie di test differenti la domanda sorge però spontanea:

Quali sono le analisi per la rilevazione delle sostanze stupefacenti che vengono eseguite con più frequenza?

Cannabis Legale Italia ci fornisce la risposta informandoci che il test impiegato con maggior frequenza  è senz’altro quello delle urine, le quali risultano essere molto più sensibili alla rilevazione della Marijuana.

Di fatto, secondo i dati forniti dall’azienda americana Quest Diagnostic Incorporated ex Metropolitan Pathology Laboratory, la metà delle analisi eseguite sulle urine e risultate positive alle sostanze stupefacenti ha messo in evidenza proprio la presenza di Cannabis. Da sottolineare che questa può essere rilevata anche diversi giorni dopo il suo consumo. Ciò che viene rilevato dall’urina non è la presenza del componente psicoattivo THC, bensì quella del metabolita non psicoattivo THC-COOH. Questo cannabinoide può rimanere a lungo nell’organismo senza che di fatto abbia alcun effetto su di esso.

 

Nonostante quelli delle urine siano gli esami che vanno per la maggiore, secondo gli esperti i test più fedeli restano le analisi del sangue. Questi sono infatti in grado di rivelare un impiego recente dell’erba in quando valutano la presenza attiva di Tetraidrocannabinolo (THC) nell’organismo. Nonostante ciò, rispetto alle analisi delle urine vengono eseguiti più raramente in quanto difficili da gestire e più invasivi.

Questi esami si fanno perlopiù quando ci si trova davanti a un sinistro. In tal modo è possibile verificare che durante l’incidente nessuna delle parti coinvolte fosse sotto l’effetto di sostanze psicotrope.

 

In merito a questo tipo di esame è importante sottolineare che l’erba fumata fa salire subito i livelli di THC nel sangue. Detti livelli sono però destinati a scendere vertiginosamente dopo soli 60 minuti.

Ciò significa che il test risulterà positivo solo quando il soggetto ha appena fumato. Questo è vero solo quando si parla di fumatori occasionali: il discorso muta se il protagonista dell’esame è un fumatore abituale. In quest’ultimo caso è possibile rilevare la presenza d THC anche a distanza di diversi giorni. A conferma di quanto asserito c’è un bel pezzo apparso sul sito svizzero Ticinonline, che in merito alla presenza di THC nel sangue ci rende partecipi di un esperimento a cui si è sottoposta Agi Petrova, del negozio Green Passion di Zurigo. La donna si è sottoposta ad esame “cinque ore dopo aver fumato cinque spinelli di Cbd” ed è risultata positiva al test.

 

Contrariamente agli esami del sangue le analisi sul capello non sono invece in grado di mettere in evidenza l’impiego recente di Cannabis. Una volta eseguito, il test rileva solo ed esclusivamente la presenza di sostanze prive di psicoattività.

Queste sono in grado di rimanere nel capello per diversi mesi, mentre sono riscontrabili tramite analisi del capello solamente dopo un periodo di tempo minimo di 7 giorni. Le analisi sui capelli vengono tuttavia eseguite più che altro per verificare o meno un impiego abbastanza regolare di Marijuana.

 

Non è ancora tutto. Visto l’uso sempre più massiccio CBD, vale a dire del Cannabidiolo, il famoso metabolita non psicoattivo dalle eccezionali proprietà, è altresì doveroso domandarsi se l’utilizzo di questa sostanza eccezionale può risultare positiva ai test antidroga. È importante porsi il problema soprattutto laddove i test vengono fatti con regolarità, come accade in molte realtà lavorative. Sono queste le situazioni che necessitano di avere un quadro completo e chiaro della questione.

In materia di CBD è infatti importante evidenziare che per risultare negativo al test antidroga il soggetto che ne ha fatto utilizzo deve scegliere con estrema cura il CBD da consumare. Questo deve necessariamente provenire da fonti sicure. Al riguardo, tra i diversi brand presenti sul mercato quello Weedbase è indubbiamente garanzia di qualità e di affidabilità.

Quando, invece, il Cannabidiolo deriva da piante di dubbia provenienza, allora il test antidroga può essere fonte di serie preoccupazioni per l’utilizzatore. Ecco quindi che l’acquisto di prodotti certificati si trasforma in una vera e propria garanzia per il consumatore di CBD.

 

Tirando le somme, possiamo affermare che i consumatori di Marijuana light devono scegliere con cura il CBD che comprano.

A confermare quanto detto sopra è un articolo molto interessante  uscito il 18 febbraio del 2018 sul sito Dolce Vita Online dal titolo “Cannabis light e patente di guida: esiste davvero il rischio di vedersela ritirata?”. In questo testo si sottolinea che “Anche in Italia si sono già registrati casi di automobilisti ai quali è stata sospesa la patente in seguito al consumo di canapa più o meno certificata”. A confermare quanto asserito – sottolinea la redazione – è “ l’avvocato Carlo Alberto Zaina”, che, precisa l’articolo, “non usa parole dolci verso i commercianti che dicono ai propri clienti di stare tranquilli”.

Lo stesso legale ha riferito a Dolce Vita di essere stato contattato “da alcuni automobilisti che si sono visti sospendere la patente dopo aver fumato canapa legale, questo è sufficiente a smentire ogni voce contraria. Chi dichiara che non esiste questo rischio è irresponsabile e se si tratta di un produttore o di un commerciante potrebbe anche essere accusato di frode in commercio ai sensi di legge”. Il fulcro della vicenda sta sempre nel prodotto e nella sua provenienza.

Utilizzare un prodotto di dubbia provenienza garantisce conseguenze che generano un danno certo. Comprare da fornitori che certificano con analisi il basso contenuto di THC è il passo più importante che dovrebbe fare ogni commerciante.

 

2018-12-29T17:02:46+00:0029 12 2018|Senza categoria|